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Luca De Biase, ecosistema della notizia e intelligenza collettiva

Keynote al Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia. Luca De Biase de IlSole24Ore parla al Teatro Pavone dell’alba di un nuovo giornalismo

Luca De Biase, ecosistema della notizia e intelligenza collettiva

Il Grande Fratello non ti sta guardando. Anzi: canta, balla. Tira fuori conigli dal cappello. Il Grande Fratello è impegnato a tempo pieno nel catturare e mantenere la tua attenzione. Vuole assicurarsi che tu sia sempre distratto. Vuole essere certo che tu sia sempre assorto” - C.Palahniuk

Il keynote di giovedì del Festival Internazionale del Giornalismo in corso a Perugia fino a domenica è affidato a Luca De Biase – attualmente responsabile di Nova24, il settimanale di tecnologia e cultura dell’innovazione del Sole24Ore.
La riflessione, strutturata come un corpus di considerazioni analitiche che siano stimolo e linee guida per uscire da questa fase di transizione, è battezzata “L’alba di un nuovo giornalismo“.

L’angolo di visuale privilegiato per De Biase è quello della dimensione sociale. Non per altro, sia su Nova sia in altre iniziative, quello che conta davvero – quando si parla di tecnologia, ad esempio – è la “scienza delle conseguenze”. Impatto sistemico sociale, insomma.

Ed ecco che quindi l’esordio è “Prima ancora che pensare a come campare come giornalisti, dobbiamo chiederci che senso abbia fare questo mestiere”.

L’esigenza nasce dal bisogno umano di avere un proprio punto di vista. L’entusiasmo della moltitudine di persone che partecipano online quotidianamente alla creazione di spunti di analisi ha dimostrato proprio questo: quanto sia radicata l’esigenza di creare e ascoltare punti di vista. Tutto questo per evitare di finire – spiega De Biase – in uno scenario analogo a quello sintetizzato dal Grande Fratello (anzi, dal Grande Fratellino) di Chuck Palahniuk.
Non solo: non c’è differenza tra “punto di vista pubblico” e opinioni da bar. Cos’è, d’altronde, un’idea ufficiale, pubblica? Ovviamente solo un parto di categorie superate.

Questa visione di uomo incline a generare punti di vista non è statica. Anzi, per descriverne la dinamicità si utilizzano addirittura frammenti di neuroscienze: “L’intelligenza collettiva permette ad individui che singolarmente sono fragili di generare una forza propulsiva ben riconoscibile. L’attività di comprensione dei neuroni specchio oggetto di studio delle neuroscienze è infatti fortemente rafforzata da Internet. Perché? Semplicemente perchè Internet è proprio motore di relazioni, di connessioni”.

Questo panorama troppo umano, insieme a quello dei repentini cambiamenti tecnologici, è il panorama in cui gli editori si ritrovano a pensare alla propria sopravvivenza. Troppo facile, sottende il relatore, scaricare la colpa sullo scossone hitech.

L’attenzione si sposta su cosa significhi essere giornalisti. “Quello che unisce i giornalisti” – spiega De Biase – “non è certo una tessera, ma è il fatto di svolgere un lavoro con un metodo condiviso (metodo empirico e trasparente). Vi sembra la descrizione di uno scienziato? Beh, è ben diverso: loro hanno laboratori e sistemi di convalida rigorosissimi. Noi siamo ancora artigiani, impariamo dai nostri maestri. Siamo capaci di fare questo lavoro, ma non di dire come è fatto“.
“E quando parlo di trasparanza del metodo, non mi riferisco certo all’oggettività dei contenuti: parlo proprio della trasperenza conoscitiva di come sia svolto il nostro mestiere”.

Se per parlare della dinamicità dell’intelligenza collettiva il relatore tira in ballo i neuroni specchio di Giacomo Rizzolatti, quando si tratta invece di descrivere l’ontologia del giornalista De Biase preferisce una statica acronia fondata sulle modalità qualitative (“il metodo”, per l’appunto).

Solo dopo queste premesse si può iniziare a parlare di come si possano sostentare economicamente queste persone. Importante (e spesso non lo si fa) è distinguere tra problemi economici dell’attività editoriale, e di quelli dell’attività autoriali. Attualmente, la crisi dei modelli di business riguarda solo quelle editoriali.
Il problema, come è noto, deriva dal fatto che – da sempre – l’editore vende l’accesso allo spazio limitato dove c’è l’informazione. Adesso, con Internet, non esiste più il problema dello spazio. Sparisce la scarsità. E quando sparisce la scarsità, sparisce anche il concetto stesso di economia (almeno secondo la tradizione accademica economica).
Oggigiorno è l’offerta che deve farsi adottare: non si può più imporre. Le parti si sono ribaltate.
Chi non lo capisce, finisce male. “L’impressione” – spiega De Biase – “è che il mondo dei media tradizionali sia fuori sincrono. Perché? Si comporta come se avesse ancora potere, ma in pratica non ce l’ha più“.
Dall’altra parte stanno nascendo una miriade di iniziative che pensano di essere “nativamente adatte” a questa situazione.

“Detto questo, chi vede l’iPad come la soluzione ad ogni problema dovrebbe considerare che non è la tecnologia a cambiare il panorama: è un insieme di feedback e relazioni i quali, in base alla loro ragione di influire sugli altri elementi, cambiano veramente l’ecosistema” – sintetizza il giornalista.

E la summa del discorso si cristallizza dicendo che in questo ecosistema è meno importante il lato competitivo tra le specie: conta quello simbiotico e coperativo. Se dimostro di servire al sistema, e cioè agli altri suoi elementi, sopravvivo. Questo dovrebbero tenere ben a mente gli editori.

Infine non è vero che la nostra vita è governata dagli scambi monetari. Questa è l’errata consapevolezza che ci ha portato allo scenario critico di oggi. “Ambiente”, “relazioni”, “tempo da dedicare agli altri”, “identità culturali”: questi sono secondo De Biase gli aspetti che sono stati trascurati. È in questi quattro punti che possiamo ricercare altre motivazioni sul perché hanno senso i sistemi di informazione.

E così come è iniziato, il discorso si conclude riflettendo sul rapporto singolo-comunità.
Su Wikipedia le singole persone non appaiono: appare il progetto collettivo. Su Facebook non appare il progetto collettivo: appaiono le singole persone.

“Tutte e due sono tendenze molto forti” – conclude Luca De Biase – “Come andrà a finire? Siamo nel mezzo di una transizione, ne soffriamo. Ma la transizione porta da qualche parte. Abbiamo una sola certezza: dove ci porterà dipende da quello che facciamo adesso”.

La riflessione continua su Nova24. Il suo esito dipende da come voi net citizens reinventerete la Rete.

Post pubblicato da: il 22 aprile 2010 - 89 posts su Liquida magazine.

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  1. Appunti dal Festival del Giornalismo di Perugia - Shannon.it says:

    [...] stati al Festival del Giornalismo di Perugia. Io ne ho parlato su Liquida Magazine riportando l’intervento di Luca De Biase, e in generale riassumendo il dibattito in corso sul futuro del giornalismo attraverso una mappa [...]

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