Debtocracy, processo alla crisi greca
Boom di visualizzazioni in Rete per il documentario di Katerina Kitidi e Aris Hatzistefanou che racconta le cause della drammatica situazione economico-finanziaria del paese ellenico
Debtocracy è il documentario realizzato dai giornalisti Katerina Kitidi e Aris Hatzistefanou che indaga sulle cause della crisi finanziaria greca legata al debito pubblico.
Il documentario, distribuito gratuitamente in Rete dalla fine di marzo, propone soluzioni, spesso nascoste o non prese in considerazione dai media e dal governo. La versione internazionale dura 1 ora e 15 minuti circa ed è visibile su www.debtocracy.gr (qui sotto la versione con i sottotitoli in italiano).
Debtocracy comincia con una citazione di Georgios Papadopoulos, per continuare poi con un discorso di Andreas Papandreou, l’economista, politico e primo ministro greco (1981-1990 e 1993-1996) che aveva affermato: “il Paese deve cancellare il debito pubblico, altrimenti il debito pubblico cancellerà il Paese“.
Come un disco rotto, ogni primo ministro ripete da anni la necessità di risolvere il problema del debito pubblico ricorrendo ai sacrifici e all’austerità. Konstantinos Mitsotakis (primo ministro 1990-1993) durante il suo mandato annunciò la necessità di un periodo di austerità, concetto ribadito da Costas Simitis (1996-2004) e Kostas Karamanlis (2004-2009).
Il documentario sostiene che negli ultimi 40 anni, alcuni partiti politici assieme a certi uomini d’affari, hanno condotto la Grecia alla bancarotta. Questo ha significato anni molto duri che hanno provato la popolazione, mentre gli “Zar dell’economia” (come vengono definiti nel documentario) parlavano della Grecia come di una potenza finanziaria.
Mentre il paese reale era in ginocchio, Yiannos Papantoniou (Ministro della Finanza nel 1994-2001) dichiarava: “Il nostro lavoro è ottimo. Siamo stati i primi a risolvere i problemi economici”. Il suo successore affermò addirittura che l’economia fosse il punto di forza della Grecia.
La gente si è sentita ingannata e quando la situazione reale è venuta a galla alcuni politici hanno addirittura dichiarato che i greci erano incapaci di gestire le questioni finanziare senza gli aiuti stranieri, a causa di una non meglio precisata “predisposizione genetica”.
Molti politici hanno riversato le responsabilità sulla popolazione, come se si trattasse di un enorme “figliol prodigo dell’economia globale”. Il Professore di Economia Costas Lapavitsas ritiene che la perdita di competitività si manifesti a causa dei grandi deficit nelle transazioni monetarie (e la Grecia ha avuto il deficit più grande di tutti), fenomeno strettamente legato alla crescita del debito.
L’immagine allo specchio della Grecia dall’altra parte dell’Atlantico è l’Argentina (anche qui la storia del debito comincia molto tempo fa, nel 1824 con i primi prestiti britannici). Nel caso della Grecia, il debito è profondamente radicato nella storia del paese: già dalla Rivoluzione del 1821, con un unico periodo d’eccezione (durante l’occupazione tedesca la Grecia è stata non più debitore ma creditore), per il resto la Grecia è sempre stata in debito ed il debito pubblico è cresciuto sempre più dal 1980.
Presseurop parla di Debtocracy e del dibattito che è esploso, sottolineando però come il documentario vada in un’unica direzione (la visione degli autori, che non danno spazio alla replica di quelli che considerano i responsabili della crisi):
Argyris Papastathis – Lina Psaila
Tutti parlano di Debtocracy, un documentario dei giornalisti Katerina Kitidi e Aris Hatzistefanou sulla crisi greca. Girato con i loro risparmi e i contributi di qualche amico, il documentario è stato pubblicato gratuitamente su debtocracy.gr. In meno di dieci giorni lo hanno visto quasi 600mila persone. Ogni giorno sostenitori e critici del documentario scambiano le loro opinioni su Facebook, Twitter o sui blog.
I protagonisti di questo documentario (circa 200 personalità) hanno firmato una petizione per l’istituzione di un comitato internazionale che investighi sull’origine del debito e individui i responsabili. Per loro la Grecia avrebbe il diritto di rifiutare il rimborso del suo “debito ingiustificato”, cioè del debito accumulato attraverso atti di corruzione commessi contro l’interesse della società.
Debtocracy è un atto politico e presenta un punto di vista ben definito sugli avvenimenti che hanno portato la Grecia sull’orlo del baratro. Le opinioni vanno tutte in una direzione, quella scelta dagli autori, che fin dai primi minuti mettono in chiaro il loro modo di vedere le cose: “In quasi 40 anni due partiti, tre famiglie politiche e alcuni grandi imprenditori hanno portato la Grecia al fallimento. Questa gente ha smesso di pagare i cittadini per salvare i suoi creditori”.
Gli autori del documentario non danno la parola a quelli che considerano come “complici” di questo fallimento. I primi ministri e i ministri delle finanze degli ultimi dieci anni in Grecia sono presentati come i responsabili di una serie di connivenze che hanno spinto il paese nel precipizio.
Il direttore generale dell’Fmi, Dominique Strauss-Kahn, che si è presentato ai greci come il medico del paese, è paragonato al dittatore Georges Papadopoulos [primo ministro sotto il regime dei colonnelli dal 1967 al 1974]. Il parallelo è proposto fin dall’inizio del documentario, ma Strauss-Kahn non ha diritto ad alcuna replica. Alla domanda “Perché non far intervenire le persone prese di mira?” Katerina Kitidi risponde che è “una domanda che bisogna porre a molti media, che in questi ultimi tempi trasmettono un solo punto di vista sulla situazione. Noi volevamo offrire un altro approccio, che mancava da tempo”.
Come in Ecuador
Per Aris Hatzistefanou quello che conta è l’indipendenza del documentario: “Non avevamo scelta. Per evitare i vincoli che ci avrebbero imposto le case di produzione, le istituzioni o i partiti, per realizzarlo ci siamo rivolti direttamente al pubblico. Il documentario appartiene quindi ai nostri ‘coproduttori’ che hanno contribuito via internet. Ed è per questo che non ci sono stati problemi di diritti. Il nostro scopo è quello di diffonderlo il più possibile”.
Il documentario si serve dei casi dell’Ecuador e dell’Argentina per sostenere la tesi secondo la quale il rapporto di un comitato di esperti può essere utilizzato come strumento di negoziazione per cancellare una parte del debito e il blocco degli stipendi e delle pensioni.
“Cerchiamo di prendere spunto dagli esempi di paesi che hanno detto no all’Fmi e ai creditori stranieri. A questo scopo abbiamo parlato alle persone che hanno condotto questa valutazione in Ecuador e che hanno dimostrato come gran parte del debito fosse illegale”, dice Katerina Kitidi. Debtocracy evita però di sottolineare alcune differenze significative fra l’Ecuador e la Grecia, per esempio le riserve petrolifere del paese sudamericano. (traduzione di Andrea De Ritis)





luglio 2nd, 2011 at 05:10
Segnalo la versione con i sottotitoli in italiano! Completa su you tube.
http://www.youtube.com/watch?v=mpNGYoXzMRc