To blork or not to blork?
Dave Winer, il padre dei blog e dell’RSS, durante la conferenza The Next Web di Amsterdam ha parlato del futuro sostituto di Twitter che nel giro di cinque anni conquisterà la Rete
Da quando, alla fine di aprile, Dave Winer ha parlato di blorking alla conferenza The Next Web tenutasi ad Amsterdam, in molti hanno cominciato a discutere del termine e dell’idea dietro a questa parola e, come accade sempre, la platea-Rete si è divisa fra persone che danno ragione a Winer e altre che pensano si tratti dell’ennesima boutade senza futuro.
Ma chi è Dave Winer e cos’è il blorking?
La prima domanda ha una risposta molto semplice visto che Dave Winer è universalmente conosciuto come il padre del concetto di blog e RSS. Come se già questo non bastasse Dave Winer ha scritto a lungo per HotWired, ha fondato società di sviluppo software e collaborato con università prestigiose del calibro di Harvard e New York.
Il suo blog, Scripting News, è seguitissimo e i suoi pareri in materia di informatica, podcasting e web services sono tenuti in grandissima considerazione.
Rispondere invece alla seconda domanda, cosa sia il blorking, è invece un po’ più difficile e nel tentare di farlo possiamo ricorrere a un articolo uscito a tale riguardo su Paperblog:
L’idea che è venuta a Dave Winer, il cosiddetto padre dei blog e degli RSS, e che lui definisce blorking, almeno per lui, sembra iscriversi nel medesimo filone. Infatti, all’intervistatore che gli chiede ma cos’è blorking?, risponde:
“Blorking is like Twitter but without the company in the middle of it. It’s an open Twitter.”Quindi Blorking è qualcosa di nuovo, un nuovo social, meno azienda e più aperto. E perché si sente il bisogno di un nuovo social o qualunque cosa sia?
Perché “Twitter is mostly about ‘grunting and snorting’ but it could be much more.”
Tanto per dire, grunt e snort stanno per grugnire e sbuffare. Twitter è in buona parte grunt e snort ma potrebbe essere molto di più. Una critica che si fa alle conversazioni online riguarda la loro superficialità.
In un’intervista, il nostro Dave all’osservazione: “Some people complain that most online conversations are shallow. I’m just afraid that most conversations are shallow.”
Risponde: “Absolutely. But there is a Picasso or a Hemingway out there who can make beautiful art in this medium. Who can inspire us. Who can show us who we are, through this medium. We have to think about tools for that person, not just for the average person.”
E come si fa a creare strumenti per i vari Picasso ed Hemingway?
To get a few ideas and maybe even some really good ones. To stretch our minds together and maybe to figure out what we can do together. I’m also going to talk about “blorking”.
E così nasce l’idea di blorking.
No, it’s like what Twitter does but without the big company in the middle. I haven’t written about that on Scripting.com yet, but I will before I’ll arrive in Amsterdam.
Insomma, un qualcosa di simile a un Twitter in versione open source senza le varie limitazioni che Twitter ha sempre avuto (la lunghezza massima del testo, per esempio, o l’impossibilità di inserire immagini) e alle quali si sono aggiunte sempre più restrizioni che hanno innescato una serie di reazioni sempre più evidenti in molti luoghi della Rete.
Qualche mese fa Luca De Biase ci aveva già avvertito del clima che si cominciava a respirare (con alcuni interventi degni di nota anche in sede ai commenti di quel post):
Twitter ha avvertito gli sviluppatori che non lascerà più la stessa libertà agli sviluppatori che fanno interfacce per usare la piattaforma. Il motivo è rendere la vita più facile agli utenti. Ma la comunità di sviluppatori non è certo molto contenta.
Ogni piattaforma privata tiene il suo ecosistema in scacco. E può cambiare politica quando vuole. La sola piattaforma che garantisce a chi sviluppa la libertà di creare in base a una propria idea e di stabilire la propria strategia è internet, fino a che sarà mantenuta la neutralità della rete.
E al suo allarme faceva eco, poco tempo dopo, un post dello stesso Winer che in sostanza identificava quattro punti di ulteriore degrado della situazione:
1) 140 caratteri possono esprimere soltanto idee molto semplici.
2) Mettere insieme una sequenza di messaggi è un lavoro piuttosto duro. Storify può aiutare ma solo se qualcuno ha voglia di far lo sforzo e non sempre ne vale la pena.
3) Per anni gli esperti di social media ci hanno raccomandato di cercare di entrare nel flusso di conversazioni con gli user più influenti di Twitter e questo ha portato a una moltitudine di tentativi in tale senso che può essere definita, in altre parole, spam.
4) Twitter non ha grandi difese contro lo spam. Diventa difficile capire se ci troviamo di fronte a una persona “reale” o a qualcuno pagato per entrare in più conversazioni possibili per accumulare credito e riuscire quindi a spammare in maniera più efficace. L’unica soluzione è bloccare un determinato user e infatti ci sono sempre più blocchi in atto.
Rimediare a una situazione del genere non è facile, in particolare quando esiste una compagnia che ha, giustamente, suoi particolari scopi. Ecco quindi che, di malcontento in malcontento, Dave Winer, come afferma nell’intervista della quale potete vedere il video qui sotto, è arrivato al concetto di blorking.
Siamo, lo dice il suo stesso creatore, solo alla fase iniziale dello sviluppo, ma da quando ha cominciato a lavorarci sopra ha praticamente smesso di twitterare e sembra fiducioso nei confronti delle possibilità di questo nuovo mezzo.
Le domande e le obiezioni che gli rivolge l’intervistatore sono tutte degne di nota e si avverte per ora una fortissima cautela nei confronti del blorking. Non sono in molti a credere nelle potenzialità di questo nuovo social network e se questo da un lato è normale, bisogna però pensare che l’idea proviene dal padre dei blog e dell’RSS.
D’altronde, come fa notare Relevanza:
Cosa dite?Non avete mai sentito parlare di blorking? Sicuro… Ma qualche tempo fa non avevate nemmeno sentito parlare di Tweeting, o di Facebook(ing) o di blogging se è per questo. E questa cosa di Internet è solo una moda passeggera, si diceva…
E quindi, Dave Winer prevede che entro cinque anni da adesso saremo tutti in pieno blorking . Voi siete d’accordo?
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