La fondatrice del celebre Huffington Post e guest star della prima giornata, non ha deluso il pubblico dello IAB Forum. Accolta da un susseguirsi di flash e intervistata da Antonello Piroso, Mrs Huffington è riuscita a incantare la platea della sala plenaria, gremita di giornalisti, blogger ed esperti della Rete.
Ad accompagnare il suo ingresso in sala, tanta curiosità sul probabile lancio della versione italiana dell’Huffington Post, dopo la pubblicazione di un’intervista al Corriere della Sera in cui lasciava trapelare l’interesse per il nostro Paese.
Secondo Mrs Huffington il futuro dell’informazione è ibrido: la carta stampa non è destinata a sparire ma a convivere fianco a fianco con i new media. Le parole chiave e le guidelines per il successo sono le stesse alla base del giornalismo “tradizionale”: qualità, interesse, fiducia, accuratezza, verifica dei fatti e ricerca della verità, il tutto sapientemente mixato con i nuovi media.
“Questa è l’era d’oro del giornalismo online“, precisa Arianna Huffington e i social network non possono più essere ignorati. Diventa fondamentale monitorare i fenomeni virali, identificare il pubblico e suoi interessi, aggregarli intorno ai contenuti, condividere informazioni e dar vita a una comunicazione bidirezionale.
Il nuovo modo di intrattenersi online è l’espressione di sè, ne sono prova gli aggiornamenti di status su Facebook, Twitter e Wikipedia. I social network, inoltre, sono l’esempio lampante della possibilità che hanno gli individui per accelerare il cambiamento, per esprimersi e trovare soluzioni.
Nemmeno le domande più insidiose di Antonello Piroso riescono a mettere in crisi Arianna Huffignton.
Si affronta il tema dell’acquisto da parte di AOL, che ha scatenato una vera e propria class action da parte dei blogger che recriminavano una spartizione degli utili.
Arianna argomenta mettendo in chiaro le due anime che convivono all’interno di Huffington Post: la testata giornalistica e la piattaforma Web realizzata per dare voce agli utenti.
Nessuno li obbliga a scrivere per noi, semplicemente vogliono farlo. Noi offriamo i loro pezzi ad una platea di milioni di persone.
E a chi accusa l’Huffington Post di inseguire un’informazione costruita per i motori di ricerca e corredata da un linguaggio piatto e banale, Mrs Huffington risponde:
Nel nostro staff abbiamo grandi editor e reporter che prima erano al New York Times o a Newsweek; la domanda è inoltre obsoleta: ormai il traffico non viene più generato per la maggior parte da Google, ma dai social network come Facebook, la diffusione delle notizie avviene attraverso lo sharing.
Anche la domanda sul sostegno offerto a Obama durante la campagna elettorale è sembrata piuttosto spinosa.
L’Huffington Post ha molto sostenuto la candidatura di Obama considerandolo la scelta migliore per l’America. Dopo l’elezione però si è assistito ad un rapido cambio di rotta: secondo la direttrice dell’Huffingotn Post, il presidente americano ha sottovalutato molti aspetti della crisi:
Non siamo semplici supporter, ciechi, che difendono una causa a priori. Riportiamo le cose come stanno.
Ultimo tema toccato, la protezione della privacy dei navigatori. La responsabilità spetta, secondo la giornalista, alle società che detengo le informazioni. I dati devono sì essere custoditi con cura, ma la loro protezione dipende molto anche delle attività dei singoli individui, che devono capire che tutto ormai può diventare pubblico. Alla fine, il risultato potrebbe essere positivo:
Diventeremo tutti più concilianti – sostiene Mrs Huffington – e meno inclini a giudicare. Anche il Papa è ormai su Facebook, anche lui potrebbe postare un link non funzionante, contraddicendo il dogma della sua infallibilità.
