Italia repubblica degli stagisti?

Stage: gioia e dolore di chi è in cerca di occupazione. E la blogosfera ne sa davvero qualcosa! Un breve viaggio tra i blog italiani in cui si parla di questa forma atipica di rapporto lavorativo.

Chi – giovanissimo, giovane e meno giovane – è alla ricerca di occupazione, si è per forza misurato con l’universo degli stage. Questa forma di impiego-non-impiego è decisamente un’arma a doppio taglio, soprattutto considerando l’evoluzione di fatto che ha subito nel corso degli anni, trasformandosi in qualcosa di molto differente dagli intenti iniziali.

italia e stage
L’Italia è la Repubblica degli stagisti (Magazine.Liquida.it)

Considerando che le tematiche del lavoro e della ricerca del primo impiego sono particolarmente sentite nella blogosfera italiana, abbiamo fatto un breve blitz per sondare la temperatura dell’argomento, che sembra essere sempre hot.

Il punto di riferimento più battuto e noto, al momento, pare essere La repubblica degli stagisti, blog che è divenuto rapidamente portavoce e organo d’informazione per l’inquietante esercito di stagisti professionisti. Una delle battaglie più sentite e portate avanti da questo blog è quella contro gli stage superflui e sostitutivi di un regolare rapporto lavorativo; ecco cosa scrive in un recente post:

Già qualche mese fa, nei post «Far west stagistico: quando lo stage è davvero di troppo» e «Ma per imparare a fare la cassiera c’è bisogno dello stage?», avevo sollevato la questione degli stage impropri. Se già è difficile accettare di dover allungare il proprio percorso di formazione per imparare a fare mestieri complicati, diventa assolutamente inaccettabile se i mestieri da svolgere sono semplici. Il punto è che, a ben guardare, la solita normativa 142/1998 purtroppo non vieta in maniera esplicita di proporre o effettuare stage in questi ambiti, e dunque c’è sempre qualcuno che se ne approfitta.

Alcuni casi esemplari di stage, ma…

stage come funziona in italia?
Stage in Italia e… (Magazine.Liquida.it)

Ovviamente, come la saggezza insegna e impone, non è il caso di fare di tutta l’erba un fascio; esistono casi esemplari di utilizzo di stage con finalità formative e trattamento congruo degli stagisti; La repubblica degli stagisti stila e aggiorna un elenco dei buoni (lo trovate nella sidebar a destra), che sta divenendo una sorta di status symbol, tanto che chi viene incluso arriva – giustamente – a considerarlo un motivo di vanto. E infatti uno dei buoni, ovvero Elation, nel suo corporate blog ricorda la cosa:

Siamo nella classifica dei “buoni DOC” stilati dal blog La Repubblica degli Stagisti.

Di sicuro, come si legge in Diversamente occupati, l’argomento stage è serio e scatena passioni, polemiche e a volte proteste:

Prima di diventare precari (o flessibili, fate voi), in questo paese si diventa prima di tutto stagisti.
E in questa fase di passaggio che va dai tre mesi a un tempo indeterminato, si svolge la vera battaglia per conquistare la propria precarietà e molto difficilmente un posto stabile di lavoro.
Chiaramente, come tutto quello che si fa in Italia, anche lo stage è diventata una forma di abuso di manodopera più o meno preparata: un turn over ossessivo da parte delle aziende che, piuttosto che “regolarizzare” con un contrattino di 6 mesi e uno stipendio uno dei suoi stagisti, a volte preferisce investire (risparmiare) prendendone un altro. Insomma, quello dello stage è un terreno scivoloso che da sempre accende polemiche che non si spengono.

Bloglavoro, dal canto suo, offre qualche spunto di riflessione sui criteri da adottare per scegliere e cercare uno stage… un approccio che – sebbene non sia risolutivo – può comunque aiutare a evitare situazioni poco piacevoli; è importante, infatti:

Non solo fare uno stage (in alcuni casi, e sempre più in tendenza, sarà obbligatorio), ma saperlo scegliere in coerenza ai propri obiettivi e alle proprie capacità sforzandosi di identificare gli ambiti in cui può essere più interessante maturare esperienze oppure verificarsi.
Prima di candidarsi, conviene riflettere sugli obiettivi che spingono a farlo:
– voglio fare una esperienza per valutare meglio lo sbocco naturale che mi offre la mia provenienza universitaria e scolastica?
Oppure:
– per capire meglio se sono adatto al settore che mi interessa?
– per trovare una occupazione stabile?
O addirittura:
– per modificare il mio percorso di studi?
Importante, quindi, valutare l’azienda, ma ancora prima il settore, la funzione e i precisi contenuti del progetto di stage.

Insomma, l’impressione netta è che – a parte la casistica positiva, che purtroppo costituisce un’oasi felice non accessibile a tutti – la problematica degli stage affligga in maniera troppo pesante i lavoratori italiani. Quello che era uno strumento di formazione si è tristemente trasformato in una modalità per avere lavoratori a costo zero o quasi inesistente. Con risultati – nel breve e nel lungo periodo – disastrosi… sia per i lavoratori, sia per le imprese che presto potrebbero non potere più contare su dipendenti realmente specializzati, fidelizzati e debitamente formati.

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