Parma WorkCamp live blogging: impresa e Web 2.0, prima sessione

È cominciato il ParmaWorkCamp con una tavola rotonda sul rapporto tra “Impresa e Web 2.0″ che ha lo scopo di “riunire professionisti che cercano quotidianamente di fare convivere i nuovi paradigmi del Web 2.0 all’interno di organizzazioni ancora legate a modi di comunicare e collaborare spesso poco moderni ed efficienti”.

La conferenza si svolge in due sessioni. Alla prima partecipano Marco Camisani Calzolari di Speakage, Alessandro Viani di Digitalinnovation e Linda Serra di O-One moderata da Paolo Ferrandi della Gazzetta di Parma.

Parma WorkCamp live blogging cos'è
Parma WorkCamp live blogging (Magazine.Liquida.it)

Prende la parola Camisani Calzolari che spiega il “Nuovo Web”, nel quale non vale più la dicotomia percepita dall’esterno tra tecnologia e persone. “Una trasformazione radicale del mondo di fare azienda e di usare nuovi strumenti può aiutare molto le aziende comunicative in crisi”, spiega, delineando i passi necessari per per usare in modo efficente i nuovi strumenti della Rete.
Tra questi: “liberarsi dei vecchi paradigmi, capire che i mercati sono conversazioni e che servono nuovi linguaggi e che bisogna fare un market-sensing perenne, restando sempre connessi e mettendo sempre l’utente al centro rendendosi conto che quest’ultimo è sempre più attivo.
Un cambiamento essenziale poiché, “Se non si ristrutturano e adeguano le aree di competenza integrando le nuove logiche in tutti i processi dell’azienda il rischio è di uscire dal mercato entro i prossimi 5 anni“.

Parte del problema, secondo Camisani Calzolari, sta nel fatto che i dirigenti, che se non vivono la Rete o vivono in una realtà dove viene “spiegata male”, non sanno chi si deve occupare di questa ristrutturazione. Non i reparti “creativi” della comunicazione e del marketing ma neanche l’IT. Oltre a capire i concetti elencati sopra la soluzione è diventare utenti! “È necessario diffondere cultura digitale in azienda partendo, quando possibile, dall’alto” perché la scarsa cultura digitale personale si riflette molto nelle aziende.

Una scarsa cultura digitale

Questa scarsa cultura digitale, spiega anche Alessandro Viani ha fatto sì che il primo approccio di molte imprese con il Web nasce dall’idea deldevo esserci anche io”. Ovvero, una tendenza a entrare in Rete solo perché c’è la concorrenza. Questo sta cambiando, grazie a un complice insolito: la crisi economica. Le aziende, infatti, cominciano a vedere “Il Web come strumento per rilanciarsi e come via di fuga da una situazione di stallo”. Inoltre, precisa Viani, “L’imprenditore si rende conto di avere una carenza comunicativa e che in questo il Web lo può aiutare“.

cultura digitale cosa accade?
Cultura digitale scarsa (Magazine.Liquida.it)

Le potenzialità per le piccole e medie imprese vengono sfruttate, come spiega, attraverso una strategia volta ad aumentare la visibilità (tramite strategie di SEO e advertising), comunicare e promuovere il prodotto (anche con l’ausilio di un corporate blog) anche attraverso marketing virale e sociale.
Ed è proprio di questo che si occupa Linda Serra che, nel cercare di portare le imprese a una comunicazione efficace su i nuovi canali digitali, si trova spesso a dover “evangelizzare le aziende” cercando di comunicare ai dirigenti che nei canali UGC esistono delle metriche e dei canoni precisi e che gli utenti non sono mai da sottovalutare.

“Un video virale non è uno spot televisivo postato su Youtube“, deve spesso “insegnare” Serra ai suoi clienti. Clienti che si avvicinano sempre di più a Internet per due motivi: oltre alla crisi Serra individua la vittoria di Obama negli USA come un esempio, finalmente considerato da tutti come la prova che la comunicazione sta cambiando.
Attraverso le sue esperienze è riuscita a stilare una lista di consigli e suggerimenti per un’efficace comunicazione nel Web 2.0. Tra questi rientra il consiglio di Calzolari di “diventare utente”, ma anche di capire che bisogna comunicare con gli utenti da utenti, apprezzando il feedback negativo (poiché è questo il vero valore aggiunto per ogni azienda) ed elaborandolo anche nella struttura “offline” dell’impresa.
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