Intervista a Luca Spinelli di Scripta Volant

Luca Spinelli di Scripta Volant in un’intervista parla delle potenzialità e delle contraddizioni della Rete.

Da quanto tempo gestisci un blog?
“Scripta Volant dal 2007. Il mio primo sito personale risale a dieci anni prima, scritto in inglese e ospitato su uno spazio gratuito di fortunecity.com. Lo usavo in segreto per scrivere di musica. Dal 2001 ho iniziato ad occuparmene per altri”.

Luca Spinelli, intervista
Intervista sul blog di Luca Spinelli- (Magazine.liquida.it)

Quali blog leggi regolarmente?
“Onestamente non ne leggo nessuno con vera costanza. Anche il mio è un po’ trascurato negli ultimissimi tempi. Al volo mi vengono in mente quelli degli amici nel mio blogroll, più Spinoza, e molto saltuariamente quello di Grillo. Più che altro leggo quotidianamente giornali, agenzie stampa, siti istituzionali, comunicati, e le email che mi arrivano dagli “informatori” più fidati”.

Perché hai cominciato?
“Per qualche anno ho resistito alla tentazione. A dir la verità l’idea di scrivere fatti miei che rimanessero a vita alla mercé del mondo non mi allettava moltissimo. Poi mi hanno convinto alcuni lettori e ne è nata una bella esperienza e un utilissimo scambio di opinioni. Un blog può diventare anche un comodissimo archivio. E sulle cose troppo personali si può sempre comunque egregiamente sorvolare”.

Descrivi il tuo blog in tre parole.
“Uno, nessuno, centomila”.

Come ti informi e da dove prendi ispirazione?
“Faccio cose, vedo gente…”

A cosa pensi sia dovuto il successo del tuo blog?
“Quel poco di visibilità che c’è deriva soprattutto dai canali tradizionali: gli articoli o le inchieste giornalistiche, in particolar modo quelle arrivate in Parlamento. Un’altra piccola parte è dovuta ai progetti open source e al mio lavoro per l’università. Ma incredibilmente ancora nessuno mi chiede autografi e dediche per la nipotina”.

Che valori associ al mondo dei blog e in generale alla Rete?
“La Rete è il più grande esperimento di democrazia e conoscenza della storia. Con ancora vari scorci di totale anarchia. Ed è uno scenario in continua trasformazione. I tentativi di ingerenza legislativa da qualche tempo si sono fatti sempre più prepotenti. Un bilanciamento tra i forcaioli e i libertini irriducibili penso si possa trovare, ma non sarà semplice: in una fetta d’Europa sembra esserci una certa nostalgia per la ghigliottina. E storicamente in casi simili senza un compromesso ha vinto il più forte. Che sfortunatamente solo di rado ha ragione”.

Che cosa manca nella blogosfera italiana?
“L’autorevolezza di alcuni blogger statunitensi e una platea realmente eterogenea. Alla fine in Italia ci si conosce quasi tutti. Lo scenario internazionale sotto questo aspetto è più interessante. Ma forse lentamente le cose stanno cambiando anche da noi”.

Cosa manca al nostro Paese per diventare una nazione digitale al passo con le altre?

“Una classe dirigente adeguata e un’informazione più competente. Anche un po’ di entusiasmo, perché no. I settori in cui agire sono noti: scuola e ricerca, infrastrutture e innovazione, burocrazia e politiche di integrazione per abbassare l’età media. È un cane che si morde la coda. In molti ambiti paghiamo ritardi colossali e ideologici che si notano soprattutto lavorando all’estero: ci prendono tutti per matti. E probabilmente lo siamo davvero. Non saprei come spiegarmela diversamente”.

Che consigli daresti a un blogger agli inizi?
“Dipende da cosa vuole ottenere. Spesso il blogger ha una terribile ansia da prestazione: «lui ha l’archivio più lungo – io ce l’ho più corto», «lui è più visibile», «lui ce la fa tutti i giorni». È un po’ come per il primo appuntamento: la cosa migliore è prendersela con calma. Il trucco penso sia ritagliarsi uno spazio in un settore dal quale poi riversare l’attenzione sul blog.
Se invece si cerca una notorietà immediata probabilmente è meglio organizzare un bell’omicidio in provincia e aprirsi una paginetta su Facebook: una novantina di serate da Vespa è garantita”.

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